
Nel tempo il mio lavoro ha attraversato forme, linguaggi e contesti diversi, mantenendo però una tensione costante: interrogare il rapporto tra materia, corpo e visione.
Il teatro animato è il mio territorio di ricerca. Marionette, ombre, oggetti, carta, dispositivi digitali e interattivi convivono in una pratica che mette in dialogo artigianato e tecnologia. Ogni creazione nasce come processo: costruzione di figure, sperimentazione dei materiali, esplorazione dello spazio e della luce, riflessione sul gesto e sulla responsabilità dello sguardo.
Nel tempo il mio linguaggio si è fatto più essenziale e consapevole. Mi interessa rendere visibile l’artificio, lasciare percepibile la presenza di chi anima, aprire uno spazio in cui il pubblico possa attraversare immagini e situazioni senza esserne guidato in modo didascalico.
Ogni spettacolo è una tappa di questa ricerca: un tentativo di dare forma a domande che ritornano — sulla libertà, sul potere, sulla memoria, sulla trasformazione — attraverso la relazione viva tra performer, figura e spettatore.