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Le mie installazioni nascono come dispositivi di relazione nello spazio pubblico. Sono creazioni pensate per dialogare direttamente con i luoghi — spazi urbani, architetture, ambienti attraversati quotidianamente — e con le comunità che li abitano, senza distinzione di età o provenienza.

 

Qui il lavoro non si rivolge a un pubblico seduto, ma entra nelle relazioni reali che attraversano lo spazio pubblico.In queste opere la riflessione su potere e libertà diventa più esplicita, perché si misura con dinamiche concrete: chi occupa lo spazio, chi lo attraversa, chi resta invisibile, chi prende parola.

 

L’installazione non è solo un dispositivo visivo, ma un campo di forze in cui corpi, immagini e presenze si incontrano e si trasformano.I linguaggi restano quelli che attraversano tutto il mio percorso: dialogo tra forme animate e tecnologie, tra gesto artigianale e dispositivi digitali.

 

La proiezione video, così come la proiezione dell'ombra, diventa una sorgente di luce capace di incidere l’architettura, di aprire fenditure nel tessuto urbano, facendo emergere interiorità, identità plurali, tensioni e sguardi che abitano quel luogo ma raramente trovano visibilità.

 

L’installazione è per me un atto di ascolto e, allo stesso tempo, un gesto politico: un modo per rendere percepibile ciò che nello spazio pubblico resta spesso implicito o silenziato.

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