
IL BATTELLO BLU
DEBUTTO NAZIONALE
Festival La Macchina dei Sogni (Polizzi Generosa)
2002
DEBUTTO INTERNAZIONALE
Festival Mondial des Théâtres de Marionnettes (Charleville-Mézières)
2003
DURATA
60 minuti
PUBBLICO
Tout Public
TECNICHE
Teatro d'attore, marionette a filo, burattini, ombre, proiezioni di disegni, musica live
LINGUA
Italiano/Francese
Uno spettacolo della Compagnia StultiferaNavis
Coproduzione Centre Culturel Kulturfabrik (Lussemburgo)
Istituto Italiano della Cultura del Lussemburgo
Marionnettissimo (Francia)
Centre d'Art des Moulins de Paillard - Poncé sur le Loir (Francia)
Regia scenografia marionette: Alessandra Amicarelli
Testo: Federica Testa
Musica: Baptise Couget
Creazione luci: Karim Saidi
Sguardo esterno: Julie Linquette
In scena: Federica Testa, Marie Denazelle, Baptise Couget, Alessandra Amicarelli

È lo spettacolo che ha dato il nome alla compagnia StultiferaNavis. Un progetto fondativo, nato da un’immagine potente e da un dispositivo scenico costruito interamente a mano.
Al centro dello spazio una grande imbarcazione realizzata con legni di recupero, assemblati uno a uno fino a comporre la forma di un battello. La struttura, poggiata su una piattaforma rotante invisibile, ruotava lentamente al centro del pubblico disposto in cerchio. Il movimento era continuo, quasi impercettibile, e produceva la sensazione di un viaggio sospeso.
All’ingresso degli spettatori, quattro attori – marionettisti, musicisti, cantanti – erano nascosti all’interno del battello, coperti da una vela di oltre cento metri quadrati. Azionata dall’interno, la vela si sollevava progressivamente trasformandosi in un grande velarium bianco sospeso a soffitto, superficie pronta ad accogliere proiezioni di disegni su acetato manovrati a mano, come in una lanterna magica contemporanea.
L’intero battello era microfonato. Ogni scricchiolio del legno, ogni passo, ogni urto diventava suono. In scena un musicista manipolava dal vivo questi materiali sonori, li campionava, li trasformava, li intrecciava con strumenti artigianali costruiti da lui stesso, generando una partitura inquieta e visionaria. Il dispositivo scenico si trasformava così in strumento musicale e corpo vibrante.
L’immagine di partenza affonda le radici nella storia europea medievale. Esisteva un sistema di esclusione che colpiva coloro che venivano considerati pericolosi o inadatti all’ordine pubblico: malati, mendicanti, folli. Rinchiusi su vecchie imbarcazioni destinate allo sfascio, le cosiddette Stultifera Navis – navi che trasportano i pazzi – venivano condotti lungo i fiumi, caricati città dopo città, e infine lasciati alla deriva verso il mare.
Il Battello Blu trasporta questa memoria in un tempo vicino a noi, su un’imbarcazione alla deriva nel Mediterraneo. La scena diventa metafora di esclusione, di viaggio forzato, di abbandono. Il pubblico, seduto attorno al battello che ruota lentamente, è immerso in una visione circolare che avvolge e interroga.
È uno spettacolo di forte impatto visivo e sonoro, costruito come un’esperienza totale. Un’opera in cui scenografia, musica, proiezioni e presenza attoriale si fondono in un unico organismo, capace di evocare la storia e insieme di parlare al presente.











































